Chi dice #cancel culture

Dibattiti - Edizione 2021

Guarda il video

  • 07/10/2021, ore 21:30
  • Cavallerizza Reale
  • Adriano Ercolani, Helena Janeczek, Marco Damilano

La denigrazione morale, il boicottaggio e la cancellazione delle concezioni del mondo opposte alle proprie hanno accompagnato la storia dell’umanità (damnatio memoriae, iconoclastia, ostracismo). Ma nel momento in cui, dopo Mee Too e Black Lives Matter, molte e disparate voci si sono levate per condannare l’intolleranza presente nella Cancel Culture, qualcosa di nuovo sembra essersi manifestato, rispetto all’antico copione. I rapporti di potere paiono invertiti. Ad essere imputati di azioni censorie, lesive della libertà, sono ora soggetti privati per secoli del monopolio simbolico e culturale che conferisce potere: donne, neri, non-etero. E allora ci si domanda: la cancel culture esprime un bisogno di rinnovamento? Minaccia le nostre libertà? Ma soprattutto, esiste?

Guerre culturali

Dialoghi - Edizione 2025

Guarda il video

  • 29/03/2025, ore 18:30
  • OGR - Officine Grandi Riparazioni
  • Giorgia Serughetti, Guido Vitiello, Maddalena Cannito

Quanto distano una Sirenetta non-bianca e gli incendi che hanno devastato la California? Molto poco, secondo una tesi popolare su X: i roghi di Los Angeles sarebbero colpa delle «diversity policy» dei pompieri, che – come per il film sulla fiaba di Andersen – hanno assunto persone delle minoranze anche quando inadatte al ruolo. Le fake news sulla cancel culture sono infinite. Ma, forse, sotto di esse si nascondono ragioni di ostilità reciproca assai più concrete. L’orizzonte democratico si è ampliato, aizzando i conflitti legati alla presa della parola. E la posta in gioco – di fronte al risorgere di fronti bellici e istanze nazionalistiche – si fa sempre meno virtuale.

ParolÉ™, parolÉ™, parolÉ™

Dialoghi - Edizione 2023

Guarda il video

  • 24/03/2023, ore 17:00
  • Teatro Carignano
  • Luca Sofri, Vera Gheno, Walter Siti

Che cos’è la cancel culture? Anzitutto un paradosso: persone influenti che, dai media più prestigiosi, si scagliano contro altre (meno potenti di loro) sbraitando contro un grafema (ǝ) o un’attenzione inclusiva, difendendo una libertà di parola che, contestualmente, mettono in discussione. Ma è davvero tutto qui? Dalla complicità di un sistema mediatico sciatto, che rilancia per qualche click le notizie false più divisive, sino a un’arte e una cultura impegnate ma didascaliche e prive di sfumature, assumiamo identità sempre più polarizzate. Non staremo forse “cancellando” parti importanti di noi?