Per una storia della pace

Lectio - Edizione 2025

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  • 30/03/2025, ore 14:30
  • Circolo dei Lettori Sala Grande
  • Arianna Arisi Rota, Roberto Cammarata

Perché la parola pace non riesce a vivere senza un aggettivo che la qualifichi e la sostanzi? Quali sfide ha affrontato nel lessico di una contemporaneità che ha violato la pace con modalità inedite e totalizzanti? Rivisiteremo alcune strategie di pace dell’Ottocento e del Novecento, seguendo le modificazioni dell’arena internazionale e alcuni sforzi, individuali e collettivi, pubblici e segreti, per mettere fine alla violenza e transitare nella stagione della ricostruzione. Tra peace-making e peace-building, verranno ripercorsi casi di successo e di fallimento che hanno confermato come pensare la pace sia il requisito necessario per riconoscere il nemico, e cominciare a parlargli.

Populismo

Discorsi della Biennale - Edizione 2011

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  • 16/04/2011, ore 21:00
  • Teatro Carignano
  • Gabriele Magrin, Pierre Rosanvallon

Il populismo è uno dei concetti maggiormente ricorrenti nel dibattito sulle democrazie contemporanee, e l’ampia diffusione rischia di essere inversamente proporzionale alla chiarezza del suo significato. Il politologo francese Pierre Rosanvallon offre una ricostruzione del profilo storico e teorico dell’idea di populismo, dal cesarismo di Napoleone III sino alle politiche xenofobe di alcuni governi europei contemporanei, come forma di contro-democrazia. Alla quale occorre rispondere sia con istituzioni imparziali e di controllo sia con forme di democrazia partecipativa.

Tecnica e segreto tra antichi e moderni

Discorsi della Biennale - Edizione 2019

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  • 28/03/2019, ore 18:00
  • Politecnico di Torino Aula Magna
  • Juan Carlos De Martin, Luciano Canfora

La tecnica presa in considerazione è quella dei servizi d’informazione antichi e moderni (non solo militari): dal libro X dell’Iliade, alle “eterie” ateniesi; dal trattato sulla guerra di Sun Tzu, al De bello gallico di Cesare. Ulteriore spunto è una formulazione quasi oracolare di Sir Ronald Syme nel suo saggio del 1959 Livy and Augustus: «La storia vera è quella segreta». Si tratta dunque di spiegare come sorge e come si giustifica questa diagnosi a partire dall’esperienza del potere augusteo: “restaurazione” della Repubblica come forma esteriore della creazione del Principato. Il filo conduttore è perciò quello che fu definito il “doppio Stato”

Tecnica e segreto tra antichi e moderni

Discorsi della Biennale - Edizione 2019

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  • 28/03/2019, ore 18:00
  • Politecnico di Torino Aula Magna
  • Juan Carlos De Martin, Luciano Canfora

La tecnica presa in considerazione è quella dei servizi d’informazione antichi e moderni (non solo militari): dal libro X dell’Iliade, alle “eterie” ateniesi; dal trattato sulla guerra di Sun Tzu, al De bello gallico di Cesare. Ulteriore spunto è una formulazione quasi oracolare di Sir Ronald Syme nel suo saggio del 1959 Livy and Augustus: «La storia vera è quella segreta». Si tratta dunque di spiegare come sorge e come si giustifica questa diagnosi a partire dall’esperienza del potere augusteo: “restaurazione” della Repubblica come forma esteriore della creazione del Principato. Il filo conduttore è perciò quello che fu definito il “doppio Stato”

Thyssen opera sonora

Da vedere - Edizione 2015

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  • 25/03/2015, ore 21:30
  • Teatro Regio
  • Ezio Mauro

Lo choc, il dolore, la paura, la rabbia. Una ferita insopportabile che, anche a distanza di anni, fatica a rimarginarsi. La ferita di chi ha assistito impotente e si trascina addosso un vuoto incolmabile, la ferita di un Paese. Un racconto giornalistico straordinario, che a poche settimane da quei fatti raccolse le testimonianze dei protagonisti e la voce della città sofferente, si fa oggi opera sonora, moltiplicando la forza delle parole grazie a quella evocativa delle note e delle sonorizzazioni. Il racconto diventa così memoria collettiva, aiuta a fissare nell’emozione e nelle coscienze una vicenda umana che ha segnato la storia nazionale.

«La memoria è raccogliere ossa». Come si racconta la violenza

Dialoghi - Edizione 2025

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  • 29/03/2025, ore 20:30
  • Cavallerizza Reale
  • Anna Nadotti, Maaza Mengiste

La guerra non lascia tracce solo sul campo. Coinvolge la memoria, costantemente contesa. E segna i corpi. Soprattutto femminili: quando i soldati invadono, una delle prime cose che fanno è violentare le donne. Una presa di possesso che mira a compromettere il futuro, inteso come possibile senso di pace per la comunità. Raccontare una guerra, allora, significa mescolare i tempi. Nel cercare tra documenti dimenticati, o quando esplora i ricordi delle persone (quelli che sono stati loro dettati, e quelli che realmente alludono a ciò che è loro successo), chi scrive non sta solo lavorando intorno alla Storia: guarda al futuro. Coltivando la speranza di un avvenire migliore.