Archeologia della guerra

Lectio - Edizione 2025

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  • 29/03/2025, ore 19:00
  • Teatro Gobetti
  • Adriano Favole, Luca Misculin

La nozione di “pace†ha un carattere eminentemente moderno, se non addirittura contemporaneo. Nelle società antiche praticare la guerra, cioè prendersi con la forza un pezzo di terra o ridurre in schiavitù un gruppo di persone sconfitte sul campo di battaglia, faceva parte delle normali dinamiche di gestione dei conflitti e delle rispettive esigenze. Quando è nato, allora, il concetto di “pace†per come lo intendiamo oggi? Ci sono stati periodi della storia antica che in qualche modo hanno funzionato da precursori? Che cosa ci raccontano del nostro passato – fatto soprattutto di guerre – i più antichi trattati di pace di cui abbiamo notizia?

Democrazia e conflitto. Uno sguardo da Gaza

Dialoghi - Edizione 2025

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  • 29/03/2025, ore 10:00
  • Teatro Carignano
  • Atef Abu Saif, Francesca Mannocchi

È difficile quantificare la durata della guerra a Gaza. Un anno e mezzo, la più lunga di sempre nella Striscia. Oppure oltre settant’anni, a partire dall’esodo forzato della popolazione palestinese. Tre quarti di secolo di buio, con brevi momenti di luce: gli anni Novanta, Oslo, la promessa di una Palestina di pace. Oggi, nella distruzione che non accenna a fermarsi, immaginare un futuro meno cupo – o addirittura un futuro democratico – è, forse, più difficile che mai. Un dialogo fra una delle più autorevoli giornaliste italiane e uno scrittore palestinese, ex ministro della cultura dell’ANP, rimasto bloccato nella Striscia per i primi sessanta giorni di guerra. Per provare a pensare, su Gaza, due cose ugualmente impensabili: il presente, e il futuro.

Devo vincere o voglio vincere? Il conflitto con sé stessi nello sport

Dialoghi - Edizione 2025

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  • 30/03/2025, ore 11:00
  • Circolo dei Lettori Sala Gioco
  • Daniele Gorgone, Daniele Manusia

Negli ultimi anni lo sport è stato uno degli spazi simbolici in cui si è manifestato il desiderio di un cambiamento più grande, che spinge verso una società in cui i disturbi mentali non siano più un tabù. Atleti piccoli e poco conosciuti come Clark Carlisle, grandi e vincenti come Naomi Osaka, e persino leggende come Micheal Phelps e Simone Biles, hanno parlato dei propri problemi arrivando a un pubblico vastissimo. La differenza sottile tra il dover vincere e il voler vincere è solo una delle questioni che si sono aperte in questi ultimi anni sulla relazione tra sport e salute mentale, attraverso alcuni casi recenti come quello del calciatore olandese Mohamed Ihatteren o lo sloveno Josip Ilicic, rifletteremo in quest’incontro sul modo in cui nella nostra società si parla di malattia mentale attraverso la lente dello sport di alto livello.

Di fronte al tecnofeudalesimo. Un internazionalismo digitale non allineato.

Lectio - Edizione 2025

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  • 29/03/2025, ore 11:00
  • Cavallerizza Reale
  • Cédric Durand, Riccardo Bellofiore

Gli algoritmi sono onnipresenti e coloro che li controllano sono, come Elon Musk, al potere. Ma questo non significa che il capitalismo si sia civilizzato. La digitalizzazione del mondo sta causando una grande regressione. Le grandi aziende sono in competizione nel cyberspazio per ottenere il controllo delle fonti di dati. I soggetti invece, come nuovi servi della gleba, sono vincolati alla propria terra digitale. Nell’ordine economico emergente, il capitale si sta spostando dalla produzione alla predazione. Di fronte al tecno-feudalesimo, è tempo di immaginare un internazionalismo digitale non allineato.

Diplomazia primordiale. I primati e l’equilibrio tra empatia e aggressività

Lectio - Edizione 2025

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  • 28/03/2025, ore 11:30
  • Accademia delle Scienze
  • Marco Mezzalama, Pier Francesco Ferrari

Vivere in gruppo è un vantaggio evolutivo, ma implica inevitabilmente tensioni e conflitti. Per evitarli, l’evoluzione ha selezionato nei primati – compreso l’uomo – sofisticati meccanismi neurobiologici legati all’empatia, alla cooperazione e alla capacità di leggere le intenzioni altrui. Questi strumenti permettono di mantenere l’equilibrio sociale e di prevenire l’aggressività distruttiva. L’analisi comparativa delle società dei primati rivela modelli diversi di gestione del conflitto. Alcune specie, come i bonobo e i macachi tonkeana, privilegiano la tolleranza e la condivisione delle risorse, spesso grazie a un ruolo femminile dominante che promuove coesione e alleanze pacifiche. Altre, come i macachi reso o i babbuini amadriadi, seguono una gerarchia rigida, in cui il controllo sociale è imposto attraverso la dominanza e l’aggressività. Tuttavia, anche in queste società più competitive, gli individui subordinati possono sfruttare opportunità per scalare la gerarchia, dimostrando che la struttura sociale non è statica. Le basi neurobiologiche che regolano la gestione del conflitto nei primati sono sorprendentemente simili a quelle umane. Il nostro cervello utilizza gli stessi circuiti per elaborare le emozioni sociali, suggerendo che la nostra capacità di negoziare, cooperare e risolvere i conflitti non sia solo una costruzione culturale, ma un tratto evolutivo profondamente radicato. Studiare i primati ci offre quindi una chiave di lettura per comprendere meglio la nostra stessa natura e il potenziale dell’empatia nella costruzione di società più armoniose.