L’Italia ripudia la guerra

Lectio - Edizione 2025

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  • 27/03/2025, ore 17:00
  • Teatro Gobetti
  • Enrico Grosso, Miriam Massone

L’articolo 11 è figlio di una stagione in cui ovunque, nel mondo, l’imperativo morale era di bandire la guerra e relegarla definitivamente fuori dalla storia. Ripudiare la guerra, per i Costituenti che in larga parte ne avevano direttamente vissuto gli orrori, significava dichiararne il suo impiego fuorilegge. Una condanna morale e anche una sanzione giuridica. Ma si può dichiarare la guerra fuorilegge? E aspettarsi che basti? O quella grande promessa era solo, già allora, un’ingenua utopia? Nell’epoca della globalizzazione delle guerre e dell’assuefazione alle guerre, nel contesto geopolitico che ha sconvolto le agende politiche, la fisiologia delle istituzioni e anche le forme e i contenuti della comunicazione, quale spazio ancora residua per quella solenne condanna?

L’Italia ripudia la guerra

Lectio - Edizione 2025

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  • 27/03/2025, ore 17:00
  • Teatro Gobetti
  • Enrico Grosso, Miriam Massone

L’articolo 11 è figlio di una stagione in cui ovunque, nel mondo, l’imperativo morale era di bandire la guerra e relegarla definitivamente fuori dalla storia. Ripudiare la guerra, per i Costituenti che in larga parte ne avevano direttamente vissuto gli orrori, significava dichiararne il suo impiego fuorilegge. Una condanna morale e anche una sanzione giuridica. Ma si può dichiarare la guerra fuorilegge? E aspettarsi che basti? O quella grande promessa era solo, già allora, un’ingenua utopia? Nell’epoca della globalizzazione delle guerre e dell’assuefazione alle guerre, nel contesto geopolitico che ha sconvolto le agende politiche, la fisiologia delle istituzioni e anche le forme e i contenuti della comunicazione, quale spazio ancora residua per quella solenne condanna?

L’occidente allo specchio. Costruzione del nemico e identità

Dialoghi - Edizione 2025

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  • 29/03/2025, ore 18:00
  • Cavallerizza Reale
  • Francesca Mannocchi, Matteo Nucci, Mirko Alagna

Termopili significa «porte calde»: un passo strettissimo, tra terra e mare, solcato da sorgenti termali. Lì, e poi a Salamina, si gioca l’inconcepibile vittoria dei Greci su Serse: un esercito (secondo Erodoto) di quasi cinque milioni di soldati, eppure sconfitto dall’amore per la libertà delle poleis. Il primo vagito di identità occidentale nasce così, in opposizione ai Persiani. E, da allora, il processo non ha smesso di ripetersi. Roma-Cartagine, Cristianità-Oriente, USA-URSS, fino alle guerre di oggi a Kiev e in Medio Oriente: l’identità richiede una nemesi. Per questo è cruciale tornare a leggere i ritratti dei nostri «nemici» storici: molto più che di loro, parlano di noi.

L’ordine del caos. Viaggio ragionato nel disordine globale

Lectio - Edizione 2025

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  • 28/03/2025, ore 14:00
  • Polo del '900
  • Chiara Maritato, Fabrizio Maronta

Il ritorno di Trump alla Casa Bianca certifica la “stanchezza imperiale” degli Stati Uniti e la ritrosia, oltre che la difficoltà, dell’America a fungere da soggetto ordinatore del contesto internazionale. I fronti di guerra e instabilità che si moltiplicano nel mondo sono il sintomo più evidente di un ordine mondiale in tumultuosa e violenta trasformazione. In Europa la crisi tedesca pone un’incognita sulla tenuta della UE, mentre il confronto USA-Cina entra in una nuova fase. Le prospettive della guerra ucraina. Gli sviluppi della situazione mediorientale. Quali impatti per l’Italia?

Memoria, storia e conflitto politico nell’Italia repubblicana (e non solo), ieri e oggi

Lectio - Edizione 2025

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  • 29/03/2025, ore 15:30
  • Teatro Carignano
  • Benedetta Tobagi, Elena Bissaca

“Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato”: così George Orwell, in 1984, spiegava perché le “guerre di memoria” sono una costante nello scontro politico. Oggi, mentre le menzogne assurgono alla dignità di “fatti alternativi” e le bolle social costruiscono mondi alternativi in flusso mediatico caotico, politiche memoriali aggressive si mescolano a strategie più insidiose di “elusione della storia”. Ne parliamo a partire da alcuni snodi cruciali della storia dell’Italia repubblicana, come lo stragismo, per domandarci: è davvero possibile e necessaria la “pacificazione”, spesso invocata?

Mosaico libanese. Che cosa cambia dopo la guerra?

Dialoghi - Edizione 2025

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  • 27/03/2025, ore 18:00
  • Teatro Carignano
  • Gad Lerner, Maddalena Oliva, Rosita Di Peri

Dopo la devastante guerra dei 33 giorni del 2006, il popolo libanese si è trovato nuovamente ostaggio di dinamiche regionali che hanno portato guerra e distruzione. La violazione dei confini da parte di Israele, il lancio di missili da parte di Hezbollah e la presenza in controluce dell’Iran hanno enormi implicazioni locali. Alimentano, da un lato, l’idea pericolosa di una regione esonerata dal diritto internazionale e in cui la sovranità può essere violata. E, dall’altro, le istanze settarie di chi – da parti sciite e sunnite, ma anche di frange consistenti della destra israeliana – immagina Stati etnici, internamente omogenei. Ma il Medio Oriente è sempre stato un caleidoscopio di coesistenze: la purezza (oltre a non essere desiderabile) semplicemente non può darsi. Non c’è alternativa alla convivenza. E credere il contrario è, in ultima istanza, autodistruttivo.