Archivi categoria: Eventi

«La memoria è raccogliere ossa». Come si racconta la violenza

Dialoghi - Edizione 2025

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  • 29/03/2025, ore 20:30
  • Cavallerizza Reale

Relatori

La guerra non lascia tracce solo sul campo. Coinvolge la memoria, costantemente contesa. E segna i corpi. Soprattutto femminili: quando i soldati invadono, una delle prime cose che fanno è violentare le donne. Una presa di possesso che mira a compromettere il futuro, inteso come possibile senso di pace per la comunità. Raccontare una guerra, allora, significa mescolare i tempi. Nel cercare tra documenti dimenticati, o quando esplora i ricordi delle persone (quelli che sono stati loro dettati, e quelli che realmente alludono a ciò che è loro successo), chi scrive non sta solo lavorando intorno alla Storia: guarda al futuro. Coltivando la speranza di un avvenire migliore.

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Lo sguardo dell’altro. Israele e Palestina, dall’interno

Dialoghi - Edizione 2025

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  • 29/03/2025, ore 16:00
  • Teatro Gobetti

Relatori

La catastrofe in Medio Oriente passa da un mancato riconoscimento dell’altro. Anzitutto tra Israele e Palestina: Hamas ha nel suo statuto storico la distruzione di Israele, il quale – da parte sua – non ne ha mai accettato la vittoria alle elezioni del 2006. Ma i conflitti sono anche interni. Hamas guadagna consensi in Cisgiordania. E Israele assiste a un restringimento delle proprie libertà democratiche (emblematici gli attacchi al giornale Haaretz), mentre le opposizioni e la «coscienza civile» – per decenni in prima fila contro le guerre – sembrano più deboli che mai. In questo scenario è cruciale, anche se difficilissimo, continuare a perseguire una soluzione diplomatica. Come?

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Archeologia della guerra

Lectio - Edizione 2025

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  • 29/03/2025, ore 19:00
  • Teatro Gobetti

Relatori

La nozione di “pace” ha un carattere eminentemente moderno, se non addirittura contemporaneo. Nelle società antiche praticare la guerra, cioè prendersi con la forza un pezzo di terra o ridurre in schiavitù un gruppo di persone sconfitte sul campo di battaglia, faceva parte delle normali dinamiche di gestione dei conflitti e delle rispettive esigenze. Quando è nato, allora, il concetto di “pace” per come lo intendiamo oggi? Ci sono stati periodi della storia antica che in qualche modo hanno funzionato da precursori? Che cosa ci raccontano del nostro passato – fatto soprattutto di guerre – i più antichi trattati di pace di cui abbiamo notizia?

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Guerre culturali

Dialoghi - Edizione 2025

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  • 29/03/2025, ore 18:30
  • OGR - Officine Grandi Riparazioni

Relatori

Quanto distano una Sirenetta non-bianca e gli incendi che hanno devastato la California? Molto poco, secondo una tesi popolare su X: i roghi di Los Angeles sarebbero colpa delle «diversity policy» dei pompieri, che – come per il film sulla fiaba di Andersen – hanno assunto persone delle minoranze anche quando inadatte al ruolo. Le fake news sulla cancel culture sono infinite. Ma, forse, sotto di esse si nascondono ragioni di ostilità reciproca assai più concrete. L’orizzonte democratico si è ampliato, aizzando i conflitti legati alla presa della parola. E la posta in gioco – di fronte al risorgere di fronti bellici e istanze nazionalistiche – si fa sempre meno virtuale.

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Memoria, storia e conflitto politico nell’Italia repubblicana (e non solo), ieri e oggi

Lectio - Edizione 2025

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  • 29/03/2025, ore 15:30
  • Teatro Carignano

Relatori

“Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato”: così George Orwell, in 1984, spiegava perché le “guerre di memoria” sono una costante nello scontro politico. Oggi, mentre le menzogne assurgono alla dignità di “fatti alternativi” e le bolle social costruiscono mondi alternativi in flusso mediatico caotico, politiche memoriali aggressive si mescolano a strategie più insidiose di “elusione della storia”. Ne parliamo a partire da alcuni snodi cruciali della storia dell’Italia repubblicana, come lo stragismo, per domandarci: è davvero possibile e necessaria la “pacificazione”, spesso invocata?

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L’Iran dietro le sbarre. Detenzione e libertà scientifica

Dialoghi - Edizione 2025

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  • 29/03/2025, ore 15:00
  • Cavallerizza Reale

Relatori

Il Carcere di Evin a Teheran è uno dei simboli della repressione in Iran. Arrestata nel giugno 2019 mentre lavorava alla sua ultima ricerca, la studiosa franco-iraniana riesce a fare della sua detenzione un’esperienza da cui guardare il potere e la società iraniana con le lenti d’analisi dell’antropologia. Una riflessione sulla violenza pervasiva della condizione carceraria, sul significato di raccontarla, e sull’importanza della libertà scientifica anche nelle situazioni in cui molti prediligono la presa di posizione secondo la logica amico nemico, rinunciando all’analisi della complessità.

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